Pillole di cinema parte XXXVII: 68 Venezie per nuovi orizzonti e 10 anni (senza) le torri gemelle.
Quest’anno alla 68 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che aprirà i battenti il 31 agosto fino al 10 settembre 2011, dedicherà, come consueto appuntamento per questo evento, una sezione retrospettiva sul cinema italiano di ricerca anni ’60-’70 (Orizzonti 1961-1978).
Schegge ritrovate e spolverate che recuperano il loro splendore abbattendo i segni del tempo, la Fondazione Cineteca Italiana ha messo in atto (come ogni anno) l’operazione di restauro e recupero di pellicole dimenticate, dando luce, con grande merito e soddisfazione, a prestigiose rarità a forma di pellicola, come il corto “Lido ’28” (1928) della durata di soli 3 minuti.
La lista in programma per la retrospettiva “veneziana” degli “Orizzonti 1961-1978” é ben vasta, composta da 29 opere filmiche, di cui la maggior parte sono cortometraggi inediti.
Ritorna Carmelo Bene con il suo “Hermitage” del 1967, ritroviamo Nico d’Alessandria con “Il canto d’amore di Alfred Prufrock” del 1967, Nico in passato era già stato protagonista alla Mostra di Venezia, ed è stato (ri)proposto su Fuori Orario con lo stesso film in (bianco e) nero “L’imperatore di Roma” del 1987. Allo stesso modo un altro regista che ha lasciato il proprio segno indelebile per il suo talento cinematografico ed originalità artistica è Alberto Grifi (anch’esso (ri)proposto all’interno del contenitore notturno di enrico ghezzi con "A proposito degli effetti speciali" del 2001), nella quale sarà proiettata la sua opera “Anna”, realizzata tra il 1972 ed il 1975. Tra gli altri registi protagonisti degli “Orizzonti 1961-1978” ci sono Paolo Breccia, Paolo Brunatto, Mario Carbone (con due mini-proiezioni), Nato Frascà (con due pellicole), Fabio Garriba, Mario Garriba (con due pellicole), Ivo Illuminati, Alex Rupp (con due cortometraggi), Romano Scovolini (con quattro cortometraggi), Augusto Tretti, Vittorio Vassarotti con Franco Mannini, per ultimo ma non per ultimo l’immenso Mario Schifano (con sei cortometraggi).
Nel quadro delle attività permanenti e dei giacimenti culturali riscoperti e restaurati, la scelta di selezionare opere di rara bellezza e valore inestimabile per gli ”Orizzonti 1961-1978” rappresenta la continuazione ideale del lavoro iniziato dalla Mostra nel 2004, e che da allora ha rilanciato con successo il recupero del cinema italiano invisibile (Italian Kings of the Bs; L’underground italiano; Casanova sullo schermo; Omaggio a Fulvio Lucisano; Centenario Rossellini, Soldati, Visconti; Western all’italiana; Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato 1946-1975; Questi fantasmi 2: cinema italiano ritrovato dagli anni ’40 agli anni ’80, La situazione comica 1937-1988), accanto ai cantieri internazionali della Storia segreta del cinema asiatico nel 2005 e della Storia segreta del cinema russo nel 2006.
Volevo pure approfittarne per ricordare ciò che è accaduto 10 anni fa; appena terminerà la 68 Mostra di Venezia, il giorno dopo si inaugura l’anniversario decennale della caduta delle torri gemelle (11.09.2001-11.09.2011) sono date e numeri che fanno ancora paura; Bin Laden è stato preso e (ucciso?) il 02/05, malgrado la sorpresa di tutti, sembrava un appuntamento all’evento; chissà quanti altri appuntamenti/eventi ci aspetteremo…(Gheddafi?).
Le immagini delle torri gemelle che crollano come un palazzo di carte fanno ancora rabbrividire la nostra pelle, immagini d’archivio perpetue che fanno sudare l’anima, materiale di repertorio che ogni tanto appaiono inaspettate nell’eveline di un fuori orario sempre puntuale (come la fotografia sopra esposta, che rappresenta un incipit di enrico grezzi con una (retro)immagine rovesciata delle torri gemelle (semi)abbattute). Lo scorrere delle immagini youtubiane spesso confondono l’idea di una tragedia non voluta, il cinema del/dal 2001 lo racconta così come lo abbiamo visto attraverso la televisione, mi viene in mente quel breve filmato di 5 minuti (facente parte del film/documentario fatto da vari registi) eseguito da Alejandro Gonzales Inarritu, nella quale si vede un uomo cadere giù da una torre, con l’alternanza di “schermo nero” che rende discontinua la tragica sequenza, non serve aggiungere altro.
(m.f.)