Ombre ed Ufi Venezani

Video youtube: Enrico Ghezzi - 29 agosto 2008 (9:06)
Ecco che escono come ufi provenienti da pianeti dispersi, le prime opere cinematografiche messe alla luce dal festival della 67 Mostra di Venezia.
Il cinema italiano in questi ultimi anni, oserei dire in questi due ultimi decenni, è sempre stato in crisi, fatta eccezione per gli ufi veneziani, che escono allo scoperto per dimostrare che il cinema Italiano ha ancora qualcosa da mostrare per il suo splendore ancora (semi)nascosto.
Quentin Tarantino ha spesso criticato il cinema Italiano in questi ultimi anni (l'ultima volta presentava in veste di Presidente di Giuria al Festival di Cannes nel 2004), esclamando che era fatto solamente di storie d’amore con baci e abbracci; queste pochissime parole (mi ricordo benissimo) avevano suscitato polemiche abissali da parte degli italiani, ma non è stato assolutamente una provocazione, per Quentin Tarantino è stata la verità lo è ancora tutt'oggi.
Questo non vuol dire che tutto si deve globalizzare in questo concetto, per fortuna che ci sono i festival, nonché vetrine del cinema d'autore, meno male che per 67 volte la mostra di Venezia legalizza ufi cineasti che mettono alla luce il vero valore del Cinema Italiano, come per esempio il maestro Marco Bellocchio con "Sorelle Mai", un'opera presa e ripresa cambiando dimensione da cortometraggio a mediometraggio fino al lungometraggio, il tutto reso come contenitore di piccole e vari episodi tutti femminili, dove tra l’altro spicca la talentuosa Donatella Finocchiaro, poliedrica attrice di ottimo spirito professionale nel mondo dello spettacolo e dell’arte.
Ogni volta che Michele Placido partecipa a Venezia, la critica, gli opinionisti e la gente comune hanno sempre qualcosa da (ri)dire,sembrano indiani alla ribalta, che si preparano per ogni qual volta che Michele Placido presenta la sua opera, chissa se questo film "Vallanzasca, gli angeli del male" è davvero così scandaloso; dopotutto racconta la vita mafiosa nella città di Milano degli anni 70, forse sono troppo abituati a vedere “Distretto di Polizia 1-2-3-4-5…100, oppure Carabinieri 1-2-3-4-5…100, troppo saturi di carica positiva e di buonismo, da poter permettersi di vedere un film ambientato nel contesto mafioso, eppure sono convinto che per un film quando viene criticato, nella formula direttamente proporzionale, la popolarità e la curiosità di vederlo crescono maggiormente.
Un'altra formula vincente del cinema verdebiancorosso è il binomio filmico “noi credevamo/la passione”, Giuseppe Garibaldi da una parte ed un regista in crisi dall'altra, è difficile scegliere, forse conviene prenderli tutti e due e vedere che cosa succede.
Come ombre veneziane si spostano dal nido del lido ed entrano nelle sale cinematografiche, è la mostra di Venezia che virtualmente prosegue e si espande quasi come una macchia d'olio, speriamo che l'October Fest appena trascorso non abbia disturbato questa frequenza d’espansione.
"La Pecora Nera" si presenta come primo esperimento di Ascanio Celestini, lo stesso titolo é (tra)passato in varie dimensioni artistiche, dalla rappresentazione teatrale all’opera letteraria, fino ad arrivare alla pellicola, raccontando una storia di demenza eccentrica all'interno di un manicomio, è una storia che racconta le diversità mentali e fisiche, é la ricerca di un qualcosa che si è perso per strada, come racconta allo stesso modo "La Solitudine dei Numeri Primi", anch’essa una storia malata che racconta di due gemelli(non)gemelli che si sfiorano e si toccano, l’uno con l’altro, come uno specchio riflesso fra due persone che sono una figura unica, ma che allo stesso tempo questo specchio rischia di rompersi.
Il cerchio veneziano non si chiude, perché non si può chiudere; c’é ancora qualcosa in sospeso, nell'”Amore Buio" di Antonio Capuano, Corso Salani sembra per un attimo ingannare la sua morte, con la presenza da (quasi) fantasma nostalgico affronta uno dei temi più delicati, che è quello sulla violenza alle donne/ragazze/minorenni/coetanee, un film profondo che sembra quasi toccare il buio, entrano in gioco varie sfaccettature sentimentali, quali il dolore, la sofferenza, il rimorso, l'angoscia... un tema delicato per un'età delicata, la prigione che diventa rifugio di sentimenti oramai nascosti, il rimorso che vuole esplodere ed oltrepassare le sbarre, dall'altra parte c'è una ragazza giovane che è stata violentata, che ora non riesce neppure ad aprire il suo cuore rimasto chiuso ermeticamente.
Chissà perchè "L'Amore Buio" non è stato messo direttamente in concorso a Venezia 67, anzichè nelle "Giornate veneziane degli Autori 2010" che comunque rispetta e valorizza un'ampia vetrina di cinema/opere sperimentali/d'autore.
Tante altre cose si potrebbero raccontare, tra film, documentari, esperimenti, cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi ed eternometraggi nel significato, come "20 Sigarette", “Sei Venezia”, “1960” di Gabriele Salvadores, "Vittorio Gassman racconta Gassman una vita da mattatore", "Gorbaciof" di Stefano Incerti con Toni Servillo, "Notte Italiana" di Carlo Mazzecurati, "Hai paura del buio" di Massimo Coppola e l’ottimo "Se hai una montagna di neve, tienila all'ombra" di Elisabetta Sgarbi.
Il festival di Venezia tarantiniano e mulleriano racchiude un'eccellente selezione d'autore che ha fatto dell'Italia una buona immagine di cartolina cinematografica, racchiudendo oltre che opere italiane, anche opere internazionali.
Come Vincent Gallo risultato vincente anche quando è assente, non per forza le passerelle veneziane sono lo splendore devoto di talenti artistici e (non), come per esempio Simona Ventura, Valeria Marini, Cristian De Sica, Massimo Boldi, che non hanno niente da invidiare dai quadri di Marylin Monroe e delle panoramiche newyorkesi incorniciate esposti nei mercatoni cinesi “Hao Mai” e che personalmente apprezzo molto perché le cose semplici sono quelle più speciali.
Per fortuna che George Clooney non è venuto a Venezia, anche perché si poteva correre il rischio che diventasse il salvatore d’Italia con la sua amplia beneficenza, oramai il lago di Como non viene più considerato un bene ambientale, ma come un logo, come il Mc Donalds ed il Burger King, solo che invece di esserci il lago di Como, come immagine c’è la sua faccia con i capelli brizzolati.
La retrospettiva della Mostra di Venezia ha sempre voluto esprimere l’impegno di far riemergere il cinema invisibile e (quasi) dimenticato della storia cinematografica italiana (come già ampliamente descritto nel mio precedente articolo), e in questa 67Mostra appena passata, la retrospettiva intitolata “La situazione comica” diretto da Marco Giusti, ha selezionato una carrellata di opere tinte di bianco(e)nero fino ai colori degli anni 70, quando la comicità ha mostrato il suo vero volto, anzi i veri volti come Totò, Aldo Fabrizi, Franco e Ciccio, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica fino ai comici contemporanei degli anni 70-80 come Renato Pozzetto (indimenticabile “Ragazzo di campagna”) , Gigi Proietti (“Il casotto”) e Paolo Villaggio.
In edicola oltre a trovare il catalogo dell’Ikea ci sono sterminate bacheche di dvd incellofanati da passioni stracultiani e nocturniani che raccontano il cinema “di una volta”, dal B-movie italiano alla commedia italiana vera, dagli horror/splat ai rarovideo-cinefiliani, come in una sorta di retrospettiva edicolante che non muore mai.
P.S.:Un caro saluto all'ultimo Corso Salani.
(m.f.)
Dal 27/09 al 03/10
