29 Dicembre 2011

Pillole di cinema parte 40 (XXXX): La passione per il cinema d'autore lunga una playlist per il 2011.

 

IN ORDINE CASUALE:

1. Faust: [...se si potesse fare a meno dell'anima, perché complicarsi la vita...], uno dei primi estratti scritti nell'opera filmica di Alekandr Sokurov, che gioca con l'anima dell'uomo e ne fa quello che vuole; un patto con il diavolo che condanna l'uomo. Sublime il formato di proiezione 4:3, con le inquadrature quasi appannate e semi-nascoste dai contorni di foglie e rami d'albero, come se la natura volesse nascondere il proibito del cinema di Sokurov. Eccezionale.

2. Frankenstein Junior: la moral guidance della commedia americana, che viene rispolverata dalla nexo digital e restaurata in digitale, per essere proiettata sul grande schermo. Un film (mai) visto al cinema, ma che la nexo digital ha saputo cogliere l'attimo. Un cult carpem diem.

3. Arirang: da Venezia a Fuori Orario, sono miracoli che solo enrico ghezzi riesce a fare a distanza di due mesi dalla prima proiezione veneziana. Un video-diario di Kim Ki-Duk sul suo esilio dal cinema. Malessere, disperazione, rimorso, depressione, cinismo, il tutto su un'unica pellicola, che sembra sanguinare dal dolore. Masochistico.

4. 11 settembre 2001/2011: evento decennale, che mi ha (ri)toccato il cuore, da un'America con la ferita ancora aperta. Il viaggio di mio fratello proprio nella settimana dell''11 settembre 2011 a New York, mi ha fatto riflettere, sopratutto quando ho visto le foto scattate da lui. Da ricordare.

5. Hereafter: Clint intraprende un viaggio sul confine, che separa la vita dalla morte, un film laico che porta alla luce/o in ombra misteri a cui non é dato sapere. Lo tsunami thainlandese dimostra quanto la forza dell'uomo/acqua possa varcare i confini dell'aldilà, per poi tornare nell'aldiqua, un sorpasso ripasso. Insuperabile.

6. Habemus Papam: un film che concentra tutte le ossessioni morettiane, rendendo vulnerabile la figura del Papa, che non é pronto ad affrontare ciò che forse non avrebbe mai chiesto o voluto, ma che la sorte (divina) lo aveva toccato. Un altro capolavoro di Moretti. Un film coraggioso.

7. Il cigno nero: l'opera filmica di Darren Aronofsky si presenta come un rebus psicadelico; l'alter(ego) di Natalie Portman cerca di uscire fuori (perchè é in conflitto con la sua rivale, che é sempre se stessa), in una trasformazione cronemberghiana sia fisica, sia psicologica. Ossessivo ed automasturbante.

8. A dangerous method: la malattia/ il disturbo mentale diventa virale, proprio per lo stesso virus che David Cronemberg inietta in ogni suo film. La morte ed il sesso trovano un filo conduttore che é il desiderio, lo stesso desiderio che viene estrapolato dai sogni ed interpretato. Collegamenti nostrani (sogno-sesso-morte), una triologia che chiude un cerchio, ma che mette a dura prova l'interpretazione dei sogni del maestro Freud. Capolavoro cronemberghiano/freudiano. Eccellente.

9. Zaum: un'altra cosa (meravigliosa) di enrico ghezzi divisa in sei parti e concentrata sulle catastrofi naturali ed artificiali, volute oppure involontarie (esemplare l'immagine delle torri gemelle capovolta). Un esperimento riuscito alla grande, come sempre, un frullato blobbistico e di sovrapposizione di immagini, che rendono ridicolo youtube. Opera initerrotta.

10. Orizzonti 1960-1978. Venezia 2011 (retrospettiva): adoro ogni retropsettiva veneziana, ritrova sempre il suo fascino. Tutto é iniziato dal tarantiniano "Italian King of B's" fino alla ricerca di tesori segreti, nascosti e semi-dimenticati, che hanno fatto la "storia segreta del cinema italiano". Le opere in esposizione sono state quelle di Carmelo Bene, Paolo Brunatto, Mario Garriba, Alberto Grifi, Romano Scavolini, Mario Schifano e non solo. Una ricerca essenziale e concentrata del vasto cinema anni 60-70, cosa chiedere di più. Completa.

11. La 54 Biennale d'Arte: una Mostra con al M maiuscola, una mostra che non ha bisogno di mostrarsi, che posiziona una Venezia così poliedrica sul tetto del mondo. Le esposizioni d'arte contemporanea sono così provocatorie, che attirano migliaia di visitatori, dalla fotografia ai video-art (non hard) fino alle opere d'arte. Insuperabile.

12. Surviving Life: uno dei principali film del "Future Film Festival 2011" di Bologna. Jan Svankmajer con la sua arte artigianale della stop-motion, esplora il mondo dei sogni, come ha fatto Cristopher Nolan con Inception e David Cronembreg con A Dangerous Method. Surreale.

13. The shock labyrinth:Extreme (3d+2d) e Sex and Zen (2d+3d) li voglio associare insieme come nota diversiva dell'utilizzo del 3d, il primo proviene dalla 67 Mostra di Venezia, mentre il secondo é arrivato nelle nostre sale dopo quasi tre anni dalla sua produzione. Da rivederli (non in 2d).

(m.f.)

 
23 Dicembre 2011

Pillole di cinema parte 39 (XXXVIV): Charlie Chaplin...un natale in bianco e nero (2)

Pillole di cinema parte 39 (XXXVIV): Charlie Chaplin...un natale in bianco e nero (2)

Foto scattata in occasione della "Mostra/Evento Chapliniana" del 2007 (30 anni dalla scomparsa di Charlie Chaplin) in Sala Borsa a Bologna nel 2007.

Se n'era andato che era natale (25 dicembre 1977), sembrava quasi che l'avesse fatto di proposito, Charlie Chaplin. Come ogni anno lo voglio ricordare, non di sfuggita, ma fermandomi col pensiero e respirando l'aria fredda invernale, che ricorda la sua "febbre dell'oro" (The Gold Rush - pellicola in bianco e nero (anzi più bianco che nero) ambientata nelle vere montagne innevate dell'Alaska). Charlie Chaplin era un ARTISTA poliedrico che con la sua musica, la sua recitazione, la sua espressione, il suo costume da vagabondo Charlot, sapeva dare voce all'immagine muta. Non parlo da laureato cinefilo, ma da semplice e puro appassionato di cinema, che ha scoperto da anni Charlie Chaplin e le sue meraviglie, e che oramai da tempo lo classifica al primo posto assoluto della storia del cinema. Ha saputo affrontare l'introduzione del cinema sonoro, ossia la morte del cinema vero, perchè solamente il cinema muto poteva dare un'impronta, anzi una profondità all'espressionismo nella sua forma più pura.Nella nuova era del sonoro (un esempio "il Grande Dittatore", che resta un capolavoro/rimorso affrontato con coraggio e proiettato in differita alla conclusione della seconda guerra mondiale  - se Charlie Chaplin avesse avuto la minima idea di quello che succedeva nell'olocausto, non avrebbe mai fatto questo film) ha saputo comunque proseguire e dare un senso (inevitabile) alla sua carriera cinamatografica dominata dal bianco(e)nero. The Kid, Modern Times, The Circus, A dog's life, The Gold Rush, The Cure, The Immigrant, Easy Street, The Adventures, The Great Dictator, A Woman of Paris, City Lights e Limelight, sono solo alcune opere di questo elenco orizzontale (s)ragionato, che hanno lasciato, ciascuno di queste, un segno/messaggio profondo nell'immensa carriera cinematografica e che hanno toccato i nostri cuori e sentimenti. Le gag e le scene più belle come il circo delle pulci nel film Limelight, il balletto delle forchette con il pane in "The Gold Rush", l'incontro di Charlot con la donna non vedente ed il fiore posato a terra in "City of Lights", il messaggio di pace in "The Great Dictator", sono solo alcune delle sue realizzazioni che non conoscono i segni del tempo e che hanno reso Chaplin unico nella storia del cinema. Vi consiglio vivamente di leggere il libro "Alla Ricerca di Charlie Chaplin" (The Search of Charlie Chaplin) di Kevin Brownlow, editato della Cineteca di Bologna, un libro che fa tesoro della molteplicità artistica di Chaplin, quel buffo vagabondo di nome Charlot, che con il suo stile circense, ci ha fatto sorridere, riflettere e soprattutto ci ha aperto il cuore. Indelebile.

(m.f.)

 
24 Settembre 2011

Pillole di cinema parte XXXVIII: Jim Henson g(oo)gleomaggio

(Sono qui che navigo su internet, e tra una pagina e l'altra, mi trovo google davanti, pagina web sempre devota agli anniversari, nella quale non scappa niente all'immenso motore di ricerca; oggi come stasera (24 settembre 2011) é il 75 anniversario della nascita di James Jim Henson (1936-1990), regista e produttore cinematografico americano, nonchè inventore dei muppets. Per quelli (almeno) della mia età, si ricorderanno sicuramente degli intramontabili burattini parlanti; su youtube ho trovato questo simpatico filmato in formato "googleomaggio" (scarabocchio doodle) di Jim Henson).

 

 
25 Agosto 2011

Pillole di cinema parte XXXVII: 68 Venezie per nuovi orizzonti e 10 anni (senza) le torri gemelle.

Pillole di cinema parte XXXVII: 68 Venezie per nuovi orizzonti e 10 anni (senza) le torri gemelle.
Fuori Orario_11 settembre 2001 

Quest’anno alla 68 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che aprirà i battenti il 31 agosto fino al 10 settembre 2011, dedicherà, come consueto appuntamento per questo evento, una sezione retrospettiva sul cinema italiano di ricerca anni ’60-’70 (Orizzonti 1961-1978).
Schegge ritrovate e spolverate che recuperano il loro splendore abbattendo i segni del tempo, la Fondazione Cineteca Italiana ha messo in atto (come ogni anno) l’operazione di restauro e recupero di pellicole dimenticate, dando luce, con grande merito e soddisfazione, a prestigiose rarità a forma di pellicola, come il corto “Lido ’28” (1928) della durata di soli 3 minuti.
La lista in programma per la retrospettiva “veneziana” degli “Orizzonti 1961-1978” é ben vasta, composta da 29 opere filmiche, di cui la maggior parte sono cortometraggi inediti.
Ritorna Carmelo Bene con il suo “Hermitage” del 1967, ritroviamo Nico d’Alessandria con “Il canto d’amore di Alfred Prufrock” del 1967, Nico in passato era già stato protagonista alla Mostra di Venezia, ed è stato (ri)proposto su Fuori Orario con lo stesso film in (bianco e) nero “L’imperatore di Roma” del 1987. Allo stesso modo un altro regista che ha lasciato il proprio segno indelebile per il suo talento cinematografico ed originalità artistica è Alberto Grifi (anch’esso (ri)proposto all’interno del contenitore notturno di enrico ghezzi con "A proposito degli effetti speciali" del 2001), nella quale sarà proiettata la sua opera “Anna”, realizzata tra il 1972 ed il 1975. Tra gli altri registi protagonisti degli “Orizzonti 1961-1978” ci sono Paolo Breccia, Paolo Brunatto, Mario Carbone (con due mini-proiezioni), Nato Frascà (con due pellicole), Fabio Garriba, Mario Garriba (con due pellicole), Ivo Illuminati, Alex Rupp (con due cortometraggi), Romano Scovolini (con quattro cortometraggi), Augusto Tretti, Vittorio Vassarotti con Franco Mannini, per ultimo ma non per ultimo l’immenso Mario Schifano (con sei cortometraggi).
Nel quadro delle attività permanenti e dei giacimenti culturali riscoperti e restaurati, la scelta di selezionare opere di rara bellezza e valore inestimabile per gli ”Orizzonti 1961-1978” rappresenta la continuazione ideale del lavoro iniziato dalla Mostra nel 2004, e che da allora ha rilanciato con successo il recupero del cinema italiano invisibile (Italian Kings of the Bs; L’underground italiano; Casanova sullo schermo; Omaggio a Fulvio Lucisano; Centenario Rossellini, Soldati, Visconti; Western all’italiana; Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato 1946-1975; Questi fantasmi 2: cinema italiano ritrovato dagli anni ’40 agli anni ’80, La situazione comica 1937-1988), accanto ai cantieri internazionali della Storia segreta del cinema asiatico nel 2005 e della Storia segreta del cinema russo nel 2006.
Volevo pure approfittarne per ricordare ciò che è accaduto 10 anni fa; appena terminerà la 68 Mostra di Venezia, il giorno dopo si inaugura l’anniversario decennale della caduta delle torri gemelle (11.09.2001-11.09.2011) sono date e numeri che fanno ancora paura; Bin Laden è stato preso e (ucciso?) il 02/05, malgrado la sorpresa di tutti, sembrava un appuntamento all’evento; chissà quanti altri appuntamenti/eventi ci aspetteremo…(Gheddafi?).
Le immagini delle torri gemelle che crollano come un palazzo di carte fanno ancora rabbrividire la nostra pelle, immagini d’archivio perpetue che fanno sudare l’anima, materiale di repertorio che ogni tanto appaiono inaspettate nell’eveline di un fuori orario sempre puntuale (come la fotografia sopra esposta, che rappresenta un incipit di enrico grezzi con una (retro)immagine rovesciata delle torri gemelle (semi)abbattute). Lo scorrere delle immagini youtubiane spesso confondono l’idea di una tragedia non voluta, il cinema del/dal 2001 lo racconta così come lo abbiamo visto attraverso la televisione, mi viene in mente quel breve filmato di 5 minuti (facente parte del film/documentario fatto da vari registi) eseguito da Alejandro Gonzales Inarritu, nella quale si vede un uomo cadere giù da una torre, con l’alternanza di “schermo nero” che rende discontinua la tragica sequenza, non serve aggiungere altro. 
 
(m.f.)

 
24 Agosto 2011

Pillole di cinema(non)cinema parte XXXVI: Gi(8)_andiamo a parare

Pillole di cinema(non)cinema parte XXXVI: Gi(8)_andiamo a parare
Zaum(1)_04.08.2011 

(Sono già passati 10 anni dal G8 di Genova del 2001, difficile da dimenticare per quello che é successo tra il 20 ed il 21 aprile 2001, ma facile non dare una risposta davanti ai fatti che parlano chiaramente. Malgrado i frammenti di cinema amatoriale che raccolgono e uniscono immagini che non mentono, i mass-media ed i telegiornali non danno luce ad una verità oramai evidente e trasparente a tutti. Mi è piaciuto molto “Zaum. Andiamo a parare”, il risultato di un archivio nostalgico (ri)trovato, che racconta proprio a partire dal G8/Genova/2001 (21.07.2001) i principali eventi che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra attualità, come l’uccisione di Carlo Giuliani il giorno prima e l’assalto della polizia ai manifestanti nella scuola Diaz il giorno dopo. Vorrei approfittarne per sottolineare la particolare originalità di enrico grezzi di raccontare/raccogliere/documentare le immagini di repertorio, il cinema,  i documentari e quant’altro, che forse molti non sanno o sottovalutano; la “cosa” di enrico grezzi si presenta come un collage d’immagini d’arte contemporanea (blob, fuori orario, vent’anni prima, eveline, zaum…), che forma un rebus narrativo discontinuo dal genere cinico, politico e cinematografico; mi vengono in mente le immagini ribaltate delle torri gemelle (tra poco ci sarà l’anniversario decennale 11.09.2001-11.09.2011). La storia degli anni 2000, che sarà il nuovo materiale da repertorio di un cinema(non)cinema blobbistico, sta portando con sé in una valigia eventi importanti, se Bin Laden è stato (ucciso?) il 02/05, Gheddafi ha le ore contate, potrebbe essere catturato prima della 68 Mostra di Venezia (uso il condizionale!); se la cronaca può diventare cinema, Venezia è oramai a cavallo dei principali eventi del 2011 e le torri gemelle purtroppo non ci sono più da 10 anni. Meraviglioso Locarno che fa resistere il cinema dal sole d’agosto e Vincente Minnelli splendido nel suo bianco e nero; la 68 Mostra di Venezia così prossima all’apertura (31  agosto – 10 settembre) è piena di eventi ed orizzonti (1961-1978 tra le quali le proiezioni di Carmelo Bene, Paolo Brunatto, Mario Carbone, Nico d’Alessandria, Alberto Grifi, Romano Scavolini e Mario Schifano). D’altronde tornando alle perpetue dolorose vicende del G8/Genova/2001, i manganelli sporchi di sangue non si sono ancora puliti e le pistole non avevano le pallottole di gomma, soltanto la telecamera compatta o il cellulare espanso, che stavano tra l’occhio nudo amatoriale e la realtà, hanno potuto immortalare un film(non)film forse stravisto ma mai stragiudicato, ora basta con le parole…le macchie di sangue ci sono ancora.)

(m.f)

 
12 Maggio 2011

Pillole di cinema parte XXXV: Clint (2) (Hereafter)

Pillole di cinema parte XXXV: Clint (2) (Hereafter)
Video youtube: Hereafter -Trailer (3:18)
Video youtube: Hereafter -Trailer (3:18)

(IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO: Le origini di Clint Eastwood  sono i pilastri portanti che hanno sviluppato una carriera cinematografica splendida e che tutt’ora sta vivendo. Più che rimanere nell’attualità di oggi per Clint, farei qualche passo indietro, se non enorme, rimandando al pensiero Leoniano targato “spaghetti western” dal titolo monumentale “Il buono, il brutto e il cattivo”, la formula trio vincente “Clint, Leone, Morricone”, non serve altro. – da Film Tv n. 39/2010, il mio Clint preferito i cult del cuore).
Il trapasso è quel momento lieve in cui una persona varca il confine del mondo dei vivi per entrare in quello dei morti; sembra proprio che la pellicola di Hereafter, a tratti, possa compiere questo trapasso. Il film di Clint Eastwood non vuole trarre in inganno noi e neppure plagiare la morte. Solo la natura purtroppo può ingannare, come lo tsunami thailandese del 2004 (l’attualità del film che è così tanto involontariamente vicina allo tsunami nipponico ed alla nuvola atomica che lo circonda), la natura prende e si porta via pure lo spettatore che si trova aldiquà dello schermo. Un’opera così coinvolgente e toccante che sfiora i sentimenti (non l’anima) dello spettatore, a tal punto da chiedersi da che parte stare. “Hereafter”, anche se è considerata da molti un’opera minore, si presenta come una lettera aperta con coraggio e laicità, nella quale tocca a noi a leggerla ed interpretarla. Non c’è la manipolazione dello stato d’incoscienza/sogno (inception di cristophernolan), è la manipolazione dell’atro mondo (quello dei morti), che cerca di entrare nella mente quasi mortassente, per poi andarsene via. Lo schermo del cinema entra ed esplora in un nuovo mondo sommerso (come i mondi sommersi di cristophernolan), fatto di corpi/sagome sfumati/soffuse nella forma, ma che nella sostanza sono pieni/e d’energia; il risultato è una visione/nonsogno che ti segna in modo indelebile la vita. Ci si sente pure degli estranei nella vita reale, come dei turisti con in mano una valigia vuota, pronta per essere riempita dei nostri perché, per cosa e per come. Non si parla di anima e fantasmi, ma solo di una scoperta o conferma della presenza di un’altra dimensione e forza che trasmette pura energia. (Ri)nascita o dramma; Matt Damon, attore odioso, ma che ha mostrato il suo talento e maturità attoriale tra “Invictus” (film profondamente paterno dell’immenso Mandela/Morgan Freeman) e “Hereafter”, nei panni di chi considera una condanna, la capacità di comunicare con il mondo dei morti. Cécile de France, attrice straordinaria e fantastica in un ruolo perfetto, con il suo francese raffinato e sottotitolato; si era trovata in bilico tra la vita e la morte in mezzo alla catastrofe naturale dello tsunami thailandese, ma le viene data, miracolosamente, una seconda chance per raccontare a tutti il suo momento-trapasso-momentaneo, che ha il sapore di una rinascita/riscoperta. Il gemello McLaren, così tanto espressivo (mi ricorda il bambino di Mystic River, che poi sarà Sean Penn), traumatizzato per la scomparsa prematura del suo fratello gemello/omozigote, troverà la salvezza dalla strage della metropolitana londinese del 7 luglio 2005; sarà proprio il suo fratellino scomparso a salvarlo con un accenno di preavviso e fatalità, che gli impedirà di salire nella metrò. Tre storie che si sfiorano e si incontrano a Londra. Un film da rivedere e da non sottovalutare.
I film di culto clintiani da rivedere sono moltissimi, ve ne elenco solamente alcuni, (solo per darvi il gusto e la curiosità di vedere quali altre opere sono ancora rimaste da riscoprire) e quindi: “Gran Torino” – film testamentario/capolavoro che chiude un cerchio/ciclo, dalla pistola e cappello (dell’indimenticabile ed immortale western leoniano) all’accendino/sigaretta di un pensionato colmo di rimorsi (l’esprimere a gesti della pistola con la mano copisce direttamente nel cuore senza bucare la pelle – simbolo miliare di questo film!), è un cinema che si chiude nell’autovettura “Gran Torino” e che non vuole più uscire; “Invictus” – film d’antologia umana e sportiva, ed un’icona infinitamente paterna, con un ruolo perfetto assegnato a Morgan Freeman/Mandela; “Million Dollar Baby” – un altro film paterno sulla sfida morale della vita ed ingiusta nei suoi relativi rischi; “Mystic River” – capolavoro clintiano, che mostra come la pedofilia possa traumatizzare e cambiare la vita di chi è stato abusato, se non annullarla/azzerarla, e come la morte della propria figlia possa rendere ciechi davanti alla presunta giustizia o ingiustizia; e così  gli ottimi “Un mondo perfetto”,  “Mezzanotte nel giardino del bene e del male” e “Changelin”, i suoi Don Siegel ed i monumentali di Sergio Leone, concludendo con i sottovalutati “Flags of our fathers” e “Le  lettere da Iwo Jima”.
Clint allinea uno stile cinematografico tutto suo e con una continuità stilistica paragonabile a quello di cristopher nolan, lars von trier, gus van sant e darren aronofsky.
(P.S.: Il 31 maggio 2011 Clint Eastwood compirà 81 anni e nella recente premiazione del “David di Donatello”, “Hereafter” è stato premiato come miglior film straniero).

(m.f.)

 
da Detour (10) “rifarsi gli occhi” di enrico ghezzi su Film Tv n. 10/2011 di Aldo Fittante.
(Lo tsunami di Hereafter è segno materiale di quanto il “naturale” si manifesti infine luogo finale del “soprannaturale”, e la visione stessa sia spazio di lotta tra naturale e soprannaturale, se non esito provvisorio di essa. La visione non è regalata, né la natura mostra i suoi autori. Lungo questo crinile si snoda il viaggio nell’arca del “dopo visione”, uno “hereafter d(e)rive” in cui nessuno sa d’esser vivo né morto, il non sapere di cui il cinema è da sempre esempio mirabilmente semplice e terribile).
Dura nei nostri occhi la stupefazione d’ora in poi, lo sguardo per sempre lavato e allucinato d’acqua salata, occhio sbarrati senza respiro, in attesa di rianimazione […].

 
26 Aprile 2011

Pillole di cinema parte XXXIV: Jan Svankmajer e il suo rebusdreamovie (Future Film Festival 2011 di Bologna)

Pillole di cinema parte XXXIV: Jan Svankmajer e il suo rebusdreamovie (Future Film Festival 2011 di Bologna)
Video youtube: Surviving Life (Theory and Practice) Trailer (1:28)
Video youtube: Surviving Life (Theory and Practice) Trailer (1:28)

Venerdì appena passato, ho avuto l’occasione di far visita al Future Film Festival di Bologna (dal 20 al 23 aprile 2011), si tratta di un festival internazionale di cinema, che tratta delle nuove tecnologie, nonché dell’animazione. Tra tutte le proiezioni in programma, sono andato a vedere l’ultimo film di Jan Svankmajer (a volte ritornano), unica opera che avvolta dalla tecnologia stereoscopica del 3D e dell’animazione che caratterizzano il cinema di oggi, applica ancora a tutt’oggi la tecnologia artigianale del live-action (metodologia tipica e caratteristica che rendono originali le opere di Jan Svankmajer). “Surviving Life” (Prezìt svuj zivot) - capolavoro assoluto - riconferma la genialità di Jan Svankmajer; che manifestando tutte le sue ossessioni in una pellicola surreale, eseguita con collage fotografici che si muovono in tecnologia stop-motion, coinvolge lo spettatore in un inception svankmajeriano, sollevando tematiche importanti quali “l’interpretazione dei sogni”. Il protagonista intraprende un percorso inconscio attraverso il sogno, innamorandosi di una splendida signora vestita di rosso (oggetto del desiderio come in Cappuccetto rosso sangue), non volendo così interrompere questa storia parallela, si sottopone alla psicanalisi (Habemus Papam/Nanni Moretti). In questa pellicola di Jan Svankmajer il sogno procede per gradi (livelli/strati), prendendo forma ed assomiglianza di quel passato, che sicuramente il protagonista aveva seppellito; (come il quadro di Freud che cade dal chiodo conficcato nella parete, incredulo della psicanalisi), la stessa psicanalisi ed un attento esame di coscienza del protagonista, saranno le soluzioni di questo rebusdreamovie. Se il sogno è la realizzazione di un desiderio, nel film di Svankmajer diventa la scoperta del desiderio/ossessione. Corpi mutanti, fame e voltastomaco, sesso e cinismo, humour, i rumori ripetitivi di  ogni quotidianità (il tic-tac della sveglia!), l’ossessione per gli oggetti (la borsa in pelle di coccodrillo) fanno parte del gioco di Jan Svankmajer (come il cubo di Rubik/il cinema di Cristopher Nolan), in cui la realtà ed il sogno si mescolano o si scontrano come in un contatto fisico/psichico; il ruolo dell’attore e quello dello spettatore si ribaltono.
(Il cinema di Jan Svankmajer non ha confini, in quanto lo spettatore si identifica con il personaggio,  catapultandosi nell’aldilà dello schermo e quindi nello spazio surreale, mentre nell’aldiqua dello stesso schermo abbiamo lasciato la realtà; come dimostrato in “Surviving Life”, le immagini del regista sono talmente forti e profonde che fanno da cavalcavia tra sogno e la realtà; ribaltando l’aldilà e l’aldiqua dello schermo ed il ruolo tra l’attore e lo spettatore). 
Al Future Film Festival, oltre all’omaggio a Luc Besson, con proiezione delle sue creazioni animate di Adèle/Arthur e dell’opera filmica de “Il quinto elemento”, il cinema nipponico sbarca a Bologna e fa dimenticare per un momento il tragico evento naturalistico/atomico che ha coinvolto il Giappone; la magia del cinema che dissolve la nuvola atomica. Dalle follie di mezzanotte de “Karate-Robo Zaborgar” di Noboru Iguchi (The Machine Girl, Mutant Girl Squad e Robo-Geisha), un film umanorobotico di un maestro di karate che si può trasformate in una potente motocicletta; al capolavoro “Helldriver” di Yoshihiro Nishimura (Tokyo Gore Police, Vampire Girl VS. Frankenstein Girl, rispettivamente proiettati al F.F.F. 2009 e 2010), un movie zombie sanguinoso diretto da un regista di culto dal genere splatter. Per l’animazione nipponica sono state proiettate altrettanti pellicole come “Colorful” di Keiichi Hara, “No Longer Human” di Morio Asaka (fresco vincitore del F.F.F. 2011-Platinum Grand Prize), “Symphony in August:Shibuya 2002-2003” di Akio Nishizawa, “The Borrower Arrietty”  di Hiromasa Yonebayashi e “To” di Fumihiko Sori. Scusate se è poco…e complimenti al festival.

(m.f.)

 
19 Aprile 2011

Pillole di cinema parte XXXIII: filmrebusulvaticano

Pillole di cinema parte XXXIII: filmrebusulvaticano
Video youtube: Habemus Papam - Teaser Trailer Ufficiale HD (1:00)
Video youtube: Habemus Papam - Teaser Trailer Ufficiale HD (1:00)

Appena il tempo di pronunciare “Habemus papam” sull’imponente terrazza della Basilica di San Pietro e davanti ai fedeli, che ha inizio il delirio del nuovo eletto. Michel Piccoli, attore straordinario, manifesta con tutta la sua bravura l’ansia, l’angoscia e tutte le perplessità di chi non si sente di portare avanti questa grande responsabilità papale. Un cineconclave che coinvolge lo spettatore a tal punto da renderlo partecipe al conclave stesso. L’immagine della terrazza vuota dei cardinali con la porta ancora spalancata e le tende rosse che si gonfiano ad ogni fiato del vento, è l’immagine forte di un cinema che si arresta per un momento, come un conclave incompleto e non realizzato, per riflettere su cosa può mancare al cinema italiano così povero di idee originali, a tal punto che la forza cinefila di nannimoretti spinge ad esporrere le possibili debolezze che un Papa non dovrebbe mostrare, perché lui stesso rappresenta la forza e la volontà di vivere. Meravigliosamente pauroso è il confine del Vaticano dal resto del mondo, che diventa sempre più sottile e labile. Forse (anzi sicuramente) è l’unico film per la quale, ad un certo punto, il conclave si ribalta. (Il conclave è di consueto visto come la chiusura a chiave con lucchetto della porta principale, in cui tutti i cardinali si riuniscono per eleggere il nuovo Papa (precisamente quando si raggiunge il quorum del prossimo eletto) e fin quando il nuovo Papa non si annuncia pubblicamente ai fedeli, nessun cardinale e nessun “addetto ai lavori”, devono uscire allo scoperto!). Diversamente in questa opera di nannimoretti, il conclave si ribalta, come di riflesso; si espone dall’interno verso l’esterno, come così alla stessa maniera Michel Piccoli anziché chiudersi in un conclave mentale per dare risposta ai sui dubbi, trova conforto mimetizzandosi in mezzo ai fedeli nella metropoli urbana di Roma. Cambia il punto di vista di Michel Piccoli, interrogandosi del suo passato e facendo riemergere i suoi desideri ed i suoi sogni irrealizzati. Un filmrebusulvaticano che nannimoretti cerca di risolvere e che mostra anche dal punto di vista comico e cinico le debolezze che può avere il Vaticano. Un film da difendere con infinita convinzione.

(m.f.)

 
16 Marzo 2011

cento(cinquant')anni(d')unita'(d')italia (17.03.1861-17.03.2011)

Fratelli d'Italia,

l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò!

[...]

 
28 Febbraio 2011

Pillole di cinema parte XXXII: Alla ricerca della perfezione

Pillole di cinema parte XXXII: Alla ricerca della perfezione
Video youtube: Il cigno nero Black Swan - Passaggio (0:38)

L’opera cinematografica di Darren Aronofsky presentata all’ultima Mostra d’Arte Cinematografica Internazionale di Venezia, a distanza di quasi 5 mesi,  è uscita da pochi giorni il film “IL CIGNO NERO”; le aspettative non mi hanno smentito, la sua maratona veneziana (dal suo recente Leone d’Oro con “The Wrestler”  alla 67 Mostra di Venezia e con il suo ultimo “Cigno nero” all’ultima Mostra di Venezia) ha messo alla luce rispettivamente Mickey Rourke, riportandolo alla riscoperta di un talento che sembrava seppellito, e Natalie Portman messa alla prova con saturo impegno ad interpretare un personaggio ed il suo alter(ego).
“Il cigno nero” è un’opera EPIDERMICA,  un insieme di immagini che scorrono e che mutano la pelle di Nina (Natalie Portman - la ballerina scelta come primo personaggio dello spettacolo “Il lago dei cigni”).
L’epidermide (l’esterno della pelle) ed il derma (l’interno della pelle) si ribaltono/rovesciano, il personaggio teatrale assegnato alla ballerina Nina per la sua parte principale, trasforma le sue ossessioni reali in irreali/invisibili, mentre le ossessioni quelle più nascoste trovano via d’uscita nella realtà.
Aronofsky gioca molto con le immagini riflesse sugli specchi, mostrando tutta  la fragilità che mostra Nina, che la stessa non riesce ad entrare nel suo personaggio teatrale assegnato e che viceversa Nina  estrapola le sue paure ed emozioni al di fuori dei confini dello spettacolo teatrale, condizionando la sua vita adolescenziale, come la masturbazione, il desiderio dell’attrazione sessuale/lesbica e la trasgressione alcool/droga, in altre parole Nina cerca di sprigionarsi dalla bambola di porcellana che crede di essere.
Ci sono corpi magri (innocenti ed lussuriosi) che ballano, si vedono perfino le ossa che nel moto ondoso del ballo, modificano la forma della pelle, come se dovessero spuntare le ALI di un CIGNO; ci sono mutazioni/ferite fisiche, come il rompersi dell’unghia, il sangue che esce dalla pelle, lo sgraffio sanguinoso, la stessa pelle che cerca di modificarsi e di staccarsi dal corpo, tutte scene che evocano le trasformazioni de “La mosca” di David Cronenberg (piuma del cigno/pelo della mosca).
Tale trasformazione è condizionata dalla sua deviazione mentale che porta Nina a sviluppare un rapporto fittizio con il suo alterego (cigno bianco/cigno nero) e ad AMPLIFICARE le sue allucinazioni visive che si perdono (nella luce, nel buio e nell’ombra) in un gioco di immagini modificate sugli specchi, in ritratti pittoreschi che si modificano e tatuaggi che si muovono (come il tatuaggio sulla schiena della sua rivale in balletto).
La figura teatrale/lo spettacolo/il balletto si mescolano con la figura cinematografica, i confini non sono più tali, come in un thao che continua girare, un gioco di non colori (biancoEnero) che si mescolano in una non(realta’) lynchiana, il tutto segnato da un cinema aronofskyano che si trova in bilico tra l’infinito e la fine, ma che comunque tutto conduce a ritrovare l’assoluta perfezione.

 

(m.f.)

Dal 20.02.al 26.02

 
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